FRANCO CAPASSO, DEI COLORI, Marcus poesia, Marcus Edizioni, Napoli 2004

DEI COLORI

Marcus poesia


Chi, come me, conosce Franco Capasso da sempre, sia nel privato familiare, nei suoi spostamenti da Boscoreale a Terracina, sia attraverso la parola sgranata della sua pagina, i suoi numerosi libri pubblicati a fatica, può affermare che per lui la poesia è stata, ed è, una necessità, una totalità e una fatalità su cui scommettere tutto subito, senza remora e riserva alcuna. Sin dall'inizio egli ha puntato tutto sul suo miraggio, senza esitazioni. E la poesia gli è germinata, cresciuta e divampata dentro come una fiamma inarrestabile. Lo ha divorato tutto, e dall'intemo.
In questa passione violenta, forsennata, folle è racchiuso il suo tratto più riconoscibile: egli è anomalo, difficilmente ingruppabile, poco ortodosso alle mode, refrattario agli imperativi ideologici, sganciato da ogni tendenza e forma di società letteraria.
Oggi, ridotto a mero simulacro senz'eco, si guarda all'intemo in un bilancio compendioso, attraversa le sue stanze mentali disabitate, i suoi molteplici ripiani e, in ascolto delle voci memoriali, trova che nulla si è avverato. Insieme all'ambizione frustrata, scopre una catena infinita di fallimenti e il sacrificio dei propri desideri a carovana: ritrova la sua voce solitaria in un andirivieni ossessivo di conflitti irrisolti, d'immagini frante, di bagliori accennati.
Ma il viaggio, pur negativo, continua: è rivolto a non voler perdere il nome delle cose, a sprigionare e inseguire sullo sfondo un puro barbaglio di colori, guizzo vitale e ancoraggio psichico fondamentale. Sempre al limite e nel segno dell'estremo, in un movimento arrischiante, Capasso sprofonda e schiude alla parola un orizzonte in fuga, dove l'elemento primordiale e postmodemo riemergono in sequela caotica, si rincorrono, si fanno cenno fino a coesistere in una strana convivenza. Un io confessivo, strettamente autobiografico ma non per questo meno visionario, raccoglie le sue schegge disperse di fronte a una violenza collettiva in atto. Si scende senza cadere in una luce contratta, dentro il ritmo di un precipitarsi cieco, con lo sguardo ferito in attrito di frattura, dove i colori sono strillati e tutto ritoma a ritroso in turbamento.

Alessandro Carandente

PREZZO

12,00