NOTA BIOGRAFICA - Alessandro Carandente  

Alessandro Carandente è nato a Quarto (Napoli) il 1958. Laureato in Filosofia con una tesi in Estetica su Baudelaire, Il sacrificio come gioco, attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in cotutela con l'Università di Roma "Tor Vergata e Tours". Poeta e critico letterario ha pubblicato: Passo vegliante (Napoli 1982), Variazioni di parola (Salerno 1984), Extravaganze, ecrivoci, screzi d'alfabeto (Napoli  1992), Il supplente (Napoli 1994), Corpo in vista (Napoli 1995), Il turno (Napoli 1996), Bon ton bonsai bonbon (Napoli 2001) Specchio d’oblio (Bollate-Milano, 2001) Il paradosso dell’evidenza (Napoli 2002).

Ha tradotto dal francese  A  la lisière du temps (Al limite del tempo) di Claude Roy (Salerno 1989) e di Giuseppe Bilotta Rob Shazar, appunti e disegni (Napoli 1993). E' presente in varie antologie tra cui Coscienza & evanescenza, poeti italiani degli anni Ottanta (Napoli 1986)  e Poesia italiana della contraddizione (Roma 1989). Figura invece tra i curatori dell'antologia In my end is my beginning, poeti italiani degli anni Ottanta/Novanta (Salerno 1992). Dirige per conto di Marcus Edizioni dal 1997 la rivista letteraria Secondo Tempo giunta al libro cinquantesimo.

Sin dall'esordio si è connotato per la tecnica scaltrita e la consapevolezza teorica del  fare poesia. Sotto l'apparente patina di lacca lirica c'è la riflessione critica e il momento speculativo del linguaggio che si interrogano senza sosta sul proprio fare poetico. L'esplosione ritmica è frenata dalla pausa riflessiva, dalla tensione del dire. Lungi dal consegnarsi ingenuamente alla positività dei significati in atto, avanza là dove non si può più andare, in quella terra incognita dove il senza nome cerca nuove relazioni per esistere.

A partire da Ecrivoci, extravaganze, screzi d’alfabero, Il supplente precariota e Bon ton bonsai bonbon, invece, il linguaggio ha invertito bruscamente la rotta; dall’azzeramento ha viaggiato verso l’esterno con cui non ha mai smesso di dialogare, in euforica contaminazione, e di  reagire all’alienazione consumistica in atto col gioco traslattivo e la freschezza del paradosso dell’evidenza.