ALESSANDRO CARANDENTE, BON TON BONSAI BONBON, NAPOLI 1998.

Bon ton bonsai bonbon. Un guizzo linguatico sonoramente insaporato, che ubbidisce a spinte neologiche, desuete, a una ilarità minimale tutta incentrata su richiami inventivi, onomatopee, omofonie, consonanze, assonanze, ritmi e rime baciate e abusate. Un euforico nonsense, un piacere puro in punta di lingua, affidati alla rotazione avvolgente di una ricorsività ritornellante con relativo aggancio interno allitterante. Il risulto è un profilo simmetrico di un poeta, sinuosamente sibilante, che sbriglia scompiglia sbaraglia l’invoglio, pronto cioè a sciogliere la tensione del dire e a slittare, con fulminea velocità, verso l’accensione di un senso.

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